Formazione 3.0, l’importanza del Knowledge Management

• 3 min read

Il seguente articolo è estratto da un brief di Aberdeen Group: in questa breve ricerca, il gruppo di analisti indaga sul ruolo che la tecnologia gioca nel processo di creazione del sapere, e su come la Formazione 3.0 può aiutare ad accelerare la cosiddetta “spirale” della creazione del sapere in azienda.Uno dei principali vantaggi competitivi che un’azienda possiede, è quello relativo alle conoscenze delle persone che in tale azienda lavorano, e al modo in cui questo “sapere” è valorizzato, condiviso e reso accessibile a tutti.

Formazione 3.0

L’espressione Formazione 3.0 fa riferimento a quella formazione che avviene tramite condivisione del sapere, e non tramite insegnamento formale. Infatti, nel mondo della formazione 3.0, il focus primario non è più il singolo individuo che deve imparare, bensì la comunità di utenti nel suo complesso.

Al giorno d’oggi, infatti, i vantaggi competitivi non sono più legati ad elementi materiali e tangibili, quanto piuttosto a fattori immateriali, quali la conoscenza. Che rappresenta un valore aggiunto in particolar modo perché elemento non facilmente replicabile, e intrinseco valore delle persone che costituiscono, nel loro insieme, l’organizzazione.

Per far fronte a questa situazione, strategie di knowledge management devono essere orchestrate al fine di permettere alle organizzazioni di catturare, immagazzinare e richiamare all’occorrenza tale sapere. La conoscenza è infatti una risorsa dal valore unico, in grado di influenzare l’efficacia di business, e per questo la gestione di tale risorsa è cruciale per tutte le realtà che vogliono emergere sulla concorrenza.

Ci sono almeno cinque attività di knowledge management che la maggior parte delle organizzazioni dovrebbe premurarsi di curare. In queste rientrano la creazione, l’archiviazione, la condivisione, l’integrazione e la distribuzione del sapere. Per quanto riguarda la prima, questa avviene tramite quel processo comunemente chiamato “teoria dinamica della creazione di conoscenza organizzativa”. Qui, la conoscenza organizzativa è derivata da un dialogo continuo tra conoscenza implicita ed esplicita, tramite quattro dinamiche di interazione che sono: socializzazione, combinazione, internalizzazione ed esternalizzazione.

Quali le differenze? Quelle esplicite sono conoscenze codificate, trasferibili in modo sistematico e formalizzato. Quelle implicite, invece, sono personalizzate, difficili da formalizzare e comunicare, radicate nell’individuo

Ecco le dinamiche che generano la conoscenza organizzativa:

  • Socializzazione: implicito-implicito
  • Combinazione: esplicito-esplicito
  • Internalizzazione: esplicito-tacito
  • Esternalizzazione: implicito-esplicito

Queste dinamiche sono solitamente dimensionate in una spirale del sapere. E in tale spirale, i passaggi critici relativi al creare del nuovo sapere – rispetto all’esistente – sono quelli di internalizzazione ed esternalizzazione.

Quest’ultima attinge ad esperienze e know-how degli individui, e diventa esplicita attraverso una codificazione. L’internalizzazione, invece, aiuta ad ampliare e riformulare il sapere implicito di un individuo attraverso l’accesso al sapere esplicito. L’acquisizione di questo sapere implicito è raggiunta tramite l’assimilazione del sapere esplicito, ed è strettamente legata alla formazione. Nel contesto del processo di creazione del sapere, i dati circolano tra gli individui cristalizzandosi come informazioni, che vengono internalizzate come conoscenze.Vuoi saperne di più? Guarda il webinar: Il nuovo 70:20:10? Come cambia la formazione, presentato da Aberdeen Group e Docebo.