Il campanello d’allarme per la formazione enterprise

L’adozione dell’AI sta crescendo più velocemente di qualsiasi altra tecnologia introdotta in passato. Ma la nostra ricerca più recente evidenzia una realtà scomoda: la maggior parte delle persone ha accesso agli strumenti, ma la formazione non sta funzionando. Infatti, l’85% afferma che la formazione ricevuta non li aiuta a comprendere davvero o utilizzare l’AI nel proprio ruolo.

L’AI è ovunque, quindi il problema non è la consapevolezza. Non è nemmeno un problema di investimenti, visto che la spesa per l’AI continua ad aumentare. Questo divario tra adozione dell’AI e trasformazione guidata dall’AI è ciò che definiamo AI Readiness Gap. Nasce dal fatto che alle persone viene dato accesso agli strumenti di AI senza fornire una formazione specifica per il ruolo che permetta di applicarli concretamente nel lavoro quotidiano.

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Il problema non è il volume della formazione. È la sua rilevanza.

Il nostro report mostra che l’adozione dell’AI è già molto diffusa: il 79% dei responsabili della formazione afferma di utilizzare l’AI per attività come generazione di contenuti, assessment e raccomandazioni. Ma questo slancio non si è tradotto in un cambiamento organizzativo più profondo, né in una maggiore sicurezza per chi apprende.

Questo è il paradosso. Da una parte, le organizzazioni si stanno muovendo rapidamente per adottare strumenti di AI e lanciare iniziative formative dedicate. Dall’altra, le persone ci dicono che la formazione non le aiuta ad applicare l’AI nel contesto che conta davvero: il loro lavoro quotidiano.

La ragione di questo gap è semplice. Una conoscenza generale dell’AI ha valore, ma non basta a cambiare i comportamenti. Quando la formazione si limita a panoramiche di base sugli strumenti o a contenuti generici di awareness, può aumentare la familiarità senza però migliorare l’esecuzione quotidiana. Ma le persone non hanno bisogno di un incoraggiamento astratto a “usare l’AI”. Hanno bisogno di capire come l’AI cambia decisioni, workflow e aspettative nel loro ruolo specifico. Il report lo dice chiaramente: oggi la formazione è spesso comprensibile, ma non utile.

Il 79% delle organizzazioni ha investito in strumenti di AI. Solo il 9% li ha utilizzati per trasformare concretamente il modo in cui il lavoro viene svolto. Questo è l’AI Readiness Gap. E sta crescendo.

Perché i programmi di formazione sull’AI non sviluppano reali competenze

La nostra ricerca evidenzia un problema strutturale, non motivazionale. Troppo spesso la formazione manca di rilevanza, personalizzazione e connessione con il flusso di lavoro. Quasi il 60% delle persone ritiene che i programmi non siano progettati pensando a persone come loro. Allo stesso tempo, il 57% afferma che la formazione non è realmente rilevante per il proprio ruolo, e la stessa percentuale non è convinta che possa migliorare le proprie performance.

Questo è importante poiché le competenze si sviluppano attraverso il contesto. Se un venditore, un manager, un operatore del team di supporto o un responsabile operations non riesce a capire come l’AI si applica alle sue attività reali, la formazione diventa solo una casella da spuntare. Può aumentare i tassi di completamento. Può dare l’impressione di progresso. Ma non genera un’adozione duratura, e di certo non porta a una vera trasformazione

Lo stesso vale per la personalizzazione. Il 79% delle persone afferma che la propria esperienza formativa non è davvero personalizzata, e il 63% dei responsabili della formazione riconosce di non riuscire a offrire esperienze sufficientemente personalizzate. Nonostante questo, solo il 42% prevede di utilizzare l’AI per colmare questo gap. Gli strumenti ci sono. La capacità di usarli nel modo giusto no.

Cosa serve davvero per essere pronti all’AI

Se le organizzazioni vogliono che la formazione sull’AI funzioni davvero, devono andare oltre il volume e concentrarsi sul design. Colmare il gap di AI readiness richiede un sistema di formazione moderno: guidato dalle competenze, allineato al business e capace di rilevare, sviluppare e validare continuamente le capacità delle persone nel tempo.

Significa anche trattare AI readiness e sviluppo delle competenze come parte della stessa conversazione. Le organizzazioni non possono ripensare il lavoro con l’AI senza ridefinire anche le capacità di cui le persone hanno bisogno per avere successo in questo nuovo contesto. Finché non riusciranno a rendere visibili le competenze, collegare la formazione ai risultati di business e offrire un supporto più rilevante nel flusso di lavoro, la formazione sull’AI continuerà a generare molta attività e poco impatto.

La buona notizia è che le persone ci stanno dicendo chiaramente cosa manca: più rilevanza, più personalizzazione, più supporto, più connessione con il lavoro reale. Le organizzazioni che sapranno ascoltare smetteranno di chiedersi se i dipendenti hanno completato un corso sull’AI e inizieranno a chiedersi se sono davvero in grado di applicare l’AI con sicurezza nel proprio ruolo. Questa è la differenza tra esposizione e competenza. Ed è da qui che inizia la vera trasformazione.

E questo porta direttamente alla domanda successiva: se una formazione generica sull’AI non basta, quali sono oggi le competenze che contano davvero?

È il tema del nostro prossimo post. Oppure puoi approfondire subito leggendo The AI Readiness Gap: Il campanello d’allarme per la formazione enterprise nel 2026.