NextLearning 2016: come funziona il modello formativo il 70:20:10 nel quotidiano?

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NextLearning 2016: come funzionano social e informal learning nella pratica quotidiana sul posto di lavoro?

Nel corso del NextLearning 2016 tenutosi in Olanda, il team Docebo di Dubai ha recentemente condiviso la nostra visione sullo stato attuale delle piattaforme e-learning su cloud, illustrando in che modo social e informal learning possono aiutare qualsiasi organizzazione a progettare una strategia formativa vincente per tutte le fasi del lavoro.

Qui di seguito, Daniel Rongo, Account Executive di Docebo, spiega l’importanza di social e informal learning sul posto di lavoro, rispondendo a una domanda fondamentale: il modello formativo 70:20:10 funziona davvero, una volta applicato nella pratica quotidiana?

Introduzione e formazione in generale

Vorrei partire da una domanda diretta: esattamente, in che modo le persone imparano? Come possiamo migliorare la nostra comprensione delle molteplici sfumature del mondo che ci circonda, e migliorare di conseguenza? La risposta a tale domanda è incredibilmente semplice (in maniera intuitiva) e allo stesso tempo rappresenta una grande e preziosa fonte di informazioni per accademici e professionisti di tutto il mondo.

In generale, se gli educatori sono in grado di classificare con successo i modelli e le abitudini dei propri utenti, di conseguenza saranno in grado di adattare al meglio il formato dei contenuti erogati (lezioni e formazione), per massimizzarne l’efficacia.

Si tratta di un aspetto cruciale, perché può essere adattato a qualsiasi ambiente formativo. Immaginate il vantaggio di scuole e università, con gli studenti in grado di assorbire e mantenere complesse conoscenze per periodi di tempo più lunghi, senza la necessità di intensi sforzi da parte dei docenti. Più concretamente, nei contesti aziendali, tale miglioramento avrebbe effetti rivoluzionari sui programmi di formazione e sui workshop, rendendoli più rapidi, economici e utili per tutte le parti coinvolte. Questo porta a una forza lavoro più soddisfatta, nonché più produttiva. Quante iniziative aziendali possono vantare simili vantaggi?

I principali risultati degli ultimi anni ci dicono che il nostro modo di apprendere non dipende dal contenuto, né dal contesto della formazione. O, almeno, non in modo significativo. Una combinazione di modelli standardizzati e adattamenti euristici individuali fa sì che l’approccio sia simile per la maggior parte delle persone.

È sorprendente, allora, che a fronte di una questione così cruciale, che attiene a più ambiti della società contemporanea, siano stati compiuti solamente pochissimi sforzi per sviluppare il settore formativo. Tuttavia, grazie (in gran parte) alla rivoluzione tecnologica che stiamo vivendo in questo momento, sono stati creati e sviluppati nuovi canali e nuovi strumenti, attraverso i quali poter sfruttare al meglio i risultati ottenuti.

Informal learning

Quindi, domandiamoci di nuovo: come impariamo? Ebbene, la maggior parte degli studi concorda sul fatto che ci sono due canali principali attraverso i quali scopriamo nuove informazioni: informal learning e formal learning (l’ordine non è casuale, spiegherò subito il motivo).

La formazione formale proviene da ambienti tradizionali: programmi e strumenti di formazione standardizzati, strutturati e deliberatamente istituiti. Aule, sale conferenze e corsi di formazione, ovvero ciò che tradizionalmente riconosciamo come ambienti formativi.

La formazione informale, d’altra parte, è completamente differente. Per cominciare, si tratta di una formazione persistente, avviene per tutto il tempo, anche quando non stiamo pensando attivamente alla formazione. Proviene dalle nostre esperienze, dall’essere a contatto con i nostri coetanei e i nostri colleghi, imparando anche dalle loro esperienze. L’informal learning è ciò che il nostro cervello trova utile nella nostra vita, giorno per giorno, e decide se vale la pena farne tesoro per il futuro. E, soprattutto, la formazione informale è di ordine pratico, ha sempre in mente un chiaro utilizzo (o un quadro di possibili applicazioni). È questo il motivo per cui assorbiamo e ricordiamo così facilmente.

Detto questo, non dovrebbe sorprendere che per trovare soluzioni efficaci e innovative per ambienti educativi e formativi, io propenda per l’informal learning. Naturalmente, sono di parte: lo siamo tutti, dopotutto!

Il modello formativo 70:20:10

Sembrerebbe che tutto il mondo accademico sia d’accordo: il modello 70:20:10 si spinge ben più in profondità nel categorizzare l’importanza delle diverse fonti formative, con particolare riferimento alla formazione aziendale. Lo fa contrapponendo tra loro tre fonti formative, secondo un determinato rapporto, dalla più importante alla meno importante.

Dopo approfondite ricerche, ecco il modello che ne risulta:

  • Un enorme 70% di tutta la nostra conoscenza proveniente dalla formazione esperienziale. Ovvero, “sporcarsi le mani” sul lavoro e migliorare la propria comprensione, in prima persona. Questo tipo di formazione è fondamentale e molto facile da mettere in atto, dal momento che il nostro cervello ricorda con precisione quali sono le particolari competenze che ci hanno aiutato in passato, dunque si concentrerà su quelle stesse competenze per il futuro. Si tratta di una formazione anche molto più economica per le organizzazioni, dal momento che necessita di pochissimi strumenti dedicati.
  • Il 20% consiste nella formazione sociale. Questa avviene attraverso le naturali interazioni tra colleghi. Ad esempio, Peter potrebbe chiedere a Jane come formattare meglio una tabella utilizzando un software di progettazione, imparando dalla sua esperienza. Ancor più facilmente, Peter potrebbe limitarsi ad osservare Jane mentre formatta una tabella, acquisendo i fondamenti necessari e lasciando che il proprio trial-and-error esperienziale faccia il resto. La formazione sociale è un altro processo naturale fortemente radicato nel nostro cervello, il che significa che i tentativi d’influenza dall’alto sono generalmente inutili o controproducenti. Per ottenere il massimo beneficio dal social learning, le aziende devono assicurarsi di assumere il giusto mix di persone, di promuovere una cultura del lavoro e di organizzare un ambiente lavorativo sicuro e incoraggiante.
  • Infine, come avrete intuito, c’è la formazione formale, con solo il 10% del totale. Si tratta dell’area formativa in cui le aziende possono essere maggiormente coinvolte, scegliendo una combinazione di workshop e sistemi formativi per rafforzare le giuste capacità, al momento giusto. È anche il metodo formativo più costoso per le aziende, la cui efficacia non è sempre garantita per tutti i dipendenti.

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